Esperienze di gioco – Raiders of the North Sea: un gioco alla conquista di nuovi orizzonti

Margherita racconta della sua esperienza da giocatrice relativamente neofita con Raiders of the North Sea, di come lo abbia apprezzato e come abbia agito su di lei da apripista per comprendere il fascino, tipico del genere German, delle possibilità di miglioramento che il gioco porta con sé.

Di Margherita Farris, con la revisione di Fabio Mapelli. Tutte le foto di yoppy.

Durante le diverse serate di Ludoverse, mi è stata proposta una partita a questo gioco. Premetto che non sono un’assidua giocatrice e ho cominciato ad interessarmi al mondo dei giochi da tavolo soltanto verso Ottobre 2019; generalmente, quando metto piede in associazione mi lascio volentieri consigliare da persone più esperte di me, che mi sanno anticipare delle caratteristiche iniziali per indirizzarmi su cosa è più nelle mie corde. In questi 6-8 mesi ho frequentato Ludoverse non più di una volta a settimana (beh, allora diciamo che non eri un’assidua giocatrice! -Matteo) e ho avuto il piacere di sperimentare diverse tipologie di giochi.

Il film di Raiders of the North Sea

Dalla mia breve esperienza, ho notato che tendenzialmente preferisco i German non eccessivamente complessi (si tratta di giochi con “piazzamento lavoratori”, come direbbero in gergo i miei compagni di gioco più esperti). Non avevo mai sentito parlare di questo gioco fino a quel momento, quindi onestamente non sapevo bene cosa mi sarei dovuta aspettare. A primo impatto ho trovato molto gradevole la parte estetica del gioco: infatti oltre alla parte grafica e ai colori che mi hanno ricordato i fumetti di Asterix e Obelix, mi sono piaciute molto le monete che si utilizzano. Mi sarei aspettata dei gettoni di cartone invece, con mia grande sorpresa erano metalliche, quindi decisamente più pesanti, cosa che mi ha reso in qualche modo il gioco più realistico.

Grazie anche a questi dettagli, ci si immerge immediatamente in un’atmosfera di avventura “vichinga”: si tratta infatti di formare una ciurma e prendere il largo per conquistare diverse aree (porti, avamposti, monasteri).
Perché le nostre razzie abbiano successo, è necessario riuscire a gestire bene le risorse a nostra disposizione.

Vince chi riesce a raggranellare il maggior numero di punti che si guadagnano non solo dalla conquista dei vari villaggi, ma anche dal portare offerte (risorse) al capo villaggio, o sacrificando parte della propria ciurma per ottenere il favore delle valchirie. Per riuscire nell’impresa di portare gloria al proprio villaggio ed essere proclamato il guerriero più valoroso, serviranno coraggio, strategia ed un pizzico di fortuna (o il favore degli dei).

Trovo molto interessante il richiamo storico e sono certa che lo sarà anche per tutti coloro che sono appassionati dell’epopea vichinga.
La cosa interessante è riuscire a sviluppare una data strategia di gioco, che può e/o deve cambiare a seconda di molti fattori: per esempio, se dispongo di una ciurma molto forte, punterò molto sulle razzie più impegnative e quindi più remunerative, mentre se la mia ciurma è piuttosto debole, mi concentrerò su razzie meno difficili, e sarò più disponibile a sacrificarli per ottenere i punteggi derivanti dalle valchirie. Questo indirizzo strategico può anche cambiare in base all’evoluzione della partita e a come si comportano i nostri avversari.

Infatti per citare Darwin: “[..] la specie che sopravvive è quella in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente [..]” pertanto più che la capacità di sviluppare di per sé una strategia, la differenza può farla chi si sa adattare nel cambiarla nel momento e nel modo giusto.
Se si riesce nell’intento, ci si può trovare sorprendentemente ad essere il guerriero migliore di tutti, nonostante all’inizio ci sentissimo come il giovane vichingo che parte per nuove terre al grido di

“GLORIA O VALHALLA!”

Concludendo, oltre che essere un modo piacevole per passare il tempo, questo gioco, come tutto ciò che la vita ci presenta, è un modo per mettersi a confronto e alla prova con sé stessi e gli altri.
Analizzare e comprendere il proprio successo e quello altrui è un modo per aprire la mente e progredire come esseri umani.

E voi? Avete esperienze con Raiders of the North Sea che avete piacere di condividere, lo avete apprezzato anche voi o detestato? Fatecelo sapere!